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Ansia Generalizzata: quando preoccuparsi e cosa fare

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Ansia Generalizzata: quando preoccuparsi e cosa fare

Ce n’é per tutti

Pensate a quando vi siete sentiti angosciati per quell’esame così difficile, o a quando siete stati indecisi su quale auto acquistare, o a quando ci avete messo settimane prima di trovare il coraggio di chiedere di uscire a quella ragazza che vi piaceva tanto! Che Ansia! Tutti nella vita abbiamo avuto modo di conoscere questo stato d’animo, ci siamo sentiti vulnerabili, piccoli, indifesi di fronte a qualcosa e magari a volte ne abbiamo sofferto.

L’ansia è l’anticipazione di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata avvolte da tristezza, paura e da sintomi fisici di tensione, in altre parole, è un’emozione che si attiva di fronte ad una situazione considerata pericolosa e di fronte alla quale ci si sente vulnerabili.

Signore e signori, vi svelo un segreto: se l’ansia non fosse mai esistita, nessuno di noi sarebbe qui oggi a parlarne!

Ebbene sì, noi dobbiamo la sopravvivenza della nostra specie proprio a questa emozione tanto odiata e maledetta. Il motivo per cui dovremmo rendere grazie all’ansia è molto semplice: Si tratta di un’emozione di base (..quelle del film Inside Out 🙂 ) , che comporta uno stato di attivazione dell’organismo di fronte a un pericolo, in modo da potercene difendere.

Per capire meglio cosa ce ne facciamo di questa attivazione dell’organismo, pensate che, in poche parole, l’ansia ci permette di mettere in atto 4 tipi di risposte automatiche in presenza di una minaccia:

  • Attacco 
  • Fuga
  • Inibizione (blocco)
  • Svenimento

Questo vuol dire che quando, quotidianamente, i nostri antenati si trovavano in situazioni di pericolo, come l’incontro con un animale feroce e affamato, se non avessero provato ansia non avrebbero avuto la spinta a fuggire e molto probabilmente sarebbero finiti in pasto al loro nemico. L’ansia rappresenta, quindi, un meccanismo utile alla sopravvivenza e all’adattamento poichè consente di riconoscere facilmente e rapidamente un pericolo e di mobilitare le risorse appropriate per fronteggiare la situazione.

 

L’evoluzione  dell’Ansia

Prova ad immaginare di essere una giraffa.
Vivi nella Savannah ed hai un crollo di circa 2 metri e 20, ami mangiare le foglie degli alberi, di tanto in tanto ami studiare gli umani che si avvicinano con degli strani mezzi ed hanno in mano piccole scatolette che fanno click.

Ma non è solo il collo o le macchine fotografiche che ti differenziano dagli uomini. La più grande differenza è la prospettiva di vita, ogni decisione che prendi ha dei benefici immediati! Scappi per non essere preda dei leoni e quando sei affamato cerci con insistenza un albero vitale!

La più importate risposta dell’organismo alle emergenze selezionata dall’evoluzione è proprio quella dell’attacco o fuga definita fight or flight, (combatti o fuggi). Questa risposta consiste in una lunga serie di fenomeni neurovegetativi quali ad esempio l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco, della sudorazione ecc. Una risposta particolarmente funzionale è l’aumento di afflusso di sangue alla muscolatura (sottraendolo, ad esempio, all’apparato digerente, dato che la digestione diventa un processo non prioritario), cosa che permette la fuga immediata dal pericolo.
Altro effetto fisiologico che si attiva in risposta ad un’emergenza è la dilatazione delle pupille, utile per avere una visuale maggiore e più chiara dell’ambiente che ci circonda.
Tutti questi fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione per rispondere al pericolo in maniera efficace.

Per capire meglio, potremmo paragonare l’ansia al dolore: sia ansia che dolore hanno una funzione informativa. Si tratta di un segnale che distoglie l’individuo dall’attività in atto e lo spinge a prendere provvedimenti atti a prevenire danni futuri e a porre termine al disagio. Insomma, senza il nostro “campanello d’allarme” , o stato d’allerta, non avremmo la prontezza di reagire nel minor tempo possibile di fronte a una situazione di emergenza e avremmo sicuramente meno possibilità di sopravvivenza: se il nostro caro antenato dinanzi all’animale feroce non avesse provato ansia, il suo organismo non avrebbe risposto correttamente al pericolo (il sangue non sarebbe andato dritto alle gambe permettendo loro di fuggire) e molto probabilmente sarebbe morto nel giro di pochi minuti!
Chiaramente oggi proviamo ansia in situazioni un tantino diverse dall’incontro di un orso nel bel mezzo di una passeggiata nel bosco (sebbene possa accadere ai più temerari). Quotidianamente proviamo ansia per un problema di lavoro, per un’interrogazione a scuola, per un esame, o magari per una decisione importante che proprio non riusciamo a prendere. Anche in questi casi può rivelarsi un’emozione assolutamente utile e indispensabile. Ad esempio, numerosi studi hanno dimostrato la relazione esistente tra “adeguati” livelli di ansia e positive prestazioni scolastiche: vuol dire che un giusto livello di ansia ti spingerà a studiare di più e a prendere voti più alti, nella maggior parte dei casi almeno! Altro tipo di ansia molto diffuso è l’ansia da prestazione, o ansia da palcoscenico.
“Devo tenere un discorso a quella cena di lavoro, ma piuttosto preferirei mi venisse la febbre!”, “Mi hanno chiesto di recitare una poesia allo spettacolo della scuola, ma ho paura di dimenticarla all’improvviso”: sono solo esempi di quello che succede a molti di noi. Questi tipi di pensieri possono evidenziare la nostra paura del giudizio altrui.
Il problema, cari amici ansiosi, sta proprio nel grado di ansia provato. Entro certi limiti, come ormai abbiamo capito, l’ansia è funzionale ed utile. Ma è quando l’ansia inizia a superare il livello ottimale che iniziano i problemi.

Quando la preoccupazione assume dimensioni eccessive, quando determinati pensieri diventano assordanti e non lasciano spazio ad altri pensieri più utili, quando arriviamo ad evitare sistematicamente i luoghi e le situazioni che ci creano ansia, ecco che l’ansia diviene disadattiva e può diventare una psicopatologia.

Ma perché proprio a me?

se due persone sono esposte alla stessa situazione stressante, non è detto che entrambe svilupperanno un disturbo d’ansia, proprio perché il fattore genetico gioca un ruolo molto importante. Ma anche il ruolo giocato dal fattore ambientale e situazionale è stato provato: diversi studi hanno dimostrato che periodi di intenso stress possono cambiare il modo in cui i neuroni trasmettono informazioni da una regione cerebrale all’altra. Inoltre è stato dimostrato attraverso moltissimi studi che l’ansia può essere ereditata da parenti che ne hanno sofferto, (proprio come accade per qualsiasi malattia organica) quindi occhio anche al vostro albero genealogico! Quindi, volendo tirare le somme, nella maggioranza dei casi è molto probabile che un evento particolarmente stressante o traumatico possa innescare un disturbo d’ansia in individui già geneticamente predisposti a sviluppare tale disturbo.

  • stress a lavoro
  • stress a scuola
  • problemi legati a una relazione sentimentale
  • problemi finanziari
  • traumi emotivi, spesso legati a un lutto o un altro tipo di perdita
  • effetti collaterali di farmaci
  • stress legato ad una malattia fisica
  • mancanza di ossigeno legato a diverse circostanze, come ad esempio elevata altitudine
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