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Una glicemia a digiuno di 125 mg/dL non significa “mai più carboidrati”. Significa capire il dato con il medico e imparare a gestire meglio pasta, pane, colazione dolce e abitudini quotidiane.


Dott.ssa Sarah Petrelli, Nutrizionista e Autrice di questo articolo

Autrice: Sarah Petrelli
Specializzazione: Biologa nutrizionista
Ruolo nell’articolo: Autrice

Sarah Petrelli è biologa nutrizionista con esperienza nella gestione nutrizionale di persone con glicemia alterata, insulino-resistenza, PCOS, diabete tipo 2 e difficoltà nel controllo del peso. Nella sua esperienza professionale in Italia ha lavorato anche a contatto con specialisti in endocrinologia, integrando l’educazione alimentare con il quadro clinico del paziente.


“Ho la glicemia a 125. Devo togliere pasta e marmellata?”

“Ho fatto le analisi. La glicemia a digiuno è 125. Posso ancora mangiare pasta? E la marmellata a colazione?”

È una domanda molto concreta. Non nasce dalla curiosità, ma da un piccolo spavento: un numero sul referto, un commento del medico, una frase come “faccia attenzione agli zuccheri”.

Da quel momento, molti alimenti quotidiani diventano sospetti. La pasta del pranzo, il pane, la frutta, la colazione dolce, il cucchiaino di marmellata.

Nella pratica nutrizionale, questo dubbio è molto frequente nelle persone con glicemia alterata o insulino-resistenza: non sapere se cambiare tutto, eliminare i carboidrati o semplicemente correggere alcune abitudini.

La risposta breve è questa: una glicemia a digiuno di 125 mg/dL va presa sul serio e discussa con il medico, ma non significa automaticamente che pasta e marmellata siano vietate.

Il punto è capire come inserirle, in che quantità, con quali abbinamenti e dentro quale routine.


In questo articolo

  • Cosa significa davvero una glicemia a digiuno di 125
  • Pasta e marmellata: il problema non è il singolo alimento
  • Devo eliminare tutti i carboidrati?
  • Come modificare la colazione se amo la marmellata
  • Come mangiare la pasta se la glicemia è alterata
  • Il ruolo delle fibre, senza fanatismi
  • Cosa fare nella prima settimana dopo le analisi
  • Quando non aspettare e chiedere una valutazione
  • Perché il contributo della biologa nutrizionista è importante

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La Dott.ssa Sarah Petrelli è biologa nutrizionista con esperienza nella gestione nutrizionale di persone con glicemia alterata, insulino-resistenza, PCOS, diabete tipo 2 e difficoltà nel controllo del peso. Nella sua esperienza professionale in Italia ha lavorato anche a contatto con specialisti in endocrinologia, integrando l’educazione alimentare con il quadro clinico del paziente.

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Sarah Petrelli - Nutrizionista


Cosa significa davvero una glicemia a digiuno di 125?

La glicemia a digiuno misura il glucosio nel sangue dopo diverse ore senza cibo. Un valore di 125 mg/dL si trova nella fascia che molte linee guida considerano compatibile con alterata glicemia a digiuno o prediabete, ma non va letto da solo [1,2].

Questo è il primo punto da chiarire: un numero non basta a raccontare il metabolismo di una persona.

Conta se il dato è stato confermato, se l’esame è stato fatto correttamente, quali sono emoglobina glicata e altri parametri, se ci sono familiarità per diabete, aumento del peso addominale, PCOS, farmaci, sonno scarso o stress importante.

Quindi no: non è un valore da ignorare.

Ma non è nemmeno il momento di svuotare la dispensa e vivere per settimane con paura di ogni carboidrato.


Pasta e marmellata: il problema non è il singolo alimento

Quando una persona vede la glicemia alta, spesso pensa subito:

“Zucchero alto uguale niente zuccheri.”

Il ragionamento sembra logico, ma nella vita quotidiana è troppo semplice.

La pasta contiene carboidrati. Anche il pane, la frutta, il riso, le patate e la marmellata. Questi alimenti possono influenzare la glicemia, ma non lo fanno tutti nello stesso modo e soprattutto non lo fanno indipendentemente dal resto del pasto.

Una colazione con pane bianco, marmellata abbondante, succo di frutta e caffè zuccherato è diversa da una colazione con pane di buona qualità, una quantità piccola di marmellata, yogurt greco o ricotta e qualche noce.

La parola “marmellata” è la stessa. Il pasto no.

Lo stesso vale per la pasta. Una porzione molto abbondante, mangiata da sola e seguita da dolce, non ha lo stesso impatto di una porzione adatta, con verdure, olio extravergine d’oliva e una fonte proteica.


Devo eliminare tutti i carboidrati?

Nella maggior parte dei casi, la prima risposta è: non partire da lì.

Le linee guida nutrizionali più autorevoli non descrivono i carboidrati come nemici da cancellare. Insistono invece sulla qualità: cereali integrali quando tollerati, verdure, frutta intera, legumi, fonti di fibra e riduzione degli zuccheri liberi o liquidi [3,4].

Per una persona con glicemia alterata, questo significa spostare l’attenzione da:

“Posso o non posso?”

a:

“Quanto, quando e insieme a cosa?”

Un piatto con carboidrati “nudi” — per esempio pasta semplice senza verdure né proteine, o pane e marmellata senza nulla che rallenti l’assorbimento — può essere meno favorevole.

Un pasto completo, invece, tende a essere più saziante e più gestibile.


Come modificare la colazione se amo la marmellata

La colazione è spesso il primo punto da sistemare, perché molte abitudini italiane sono dolci e povere di proteine: biscotti, fette biscottate, marmellata, cornetto, succhi, caffè zuccherato.

Non è necessario trasformare ogni colazione in uova e avocado, ma può essere utile renderla meno fragile.

Se la marmellata è presente ogni mattina, si può lavorare su tre aspetti:

  • quantità;
  • tipo di pane;
  • abbinamento.

Una scelta più stabile potrebbe essere pane integrale o a lievitazione naturale, se ben tollerato, con poca marmellata e una fonte proteica accanto: yogurt greco, kefir, ricotta, uova o altra opzione adatta alla persona.

Anche frutta secca o semi possono aiutare a rendere il pasto più completo.

Il punto non è “marmellata sì” o “marmellata no”.

Il punto è evitare che la colazione sia composta quasi solo da zuccheri e farine raffinate.


Come mangiare la pasta se la glicemia è alterata

Anche con la pasta conviene ragionare in modo pratico.

La prima leva è la porzione.
La seconda è l’abbinamento.
La terza è la frequenza.

Per molte persone può essere più utile mantenere la pasta in una quantità ragionevole e costruire meglio il piatto, invece di eliminarla del tutto per poi desiderarla in modo incontrollato dopo pochi giorni.

Un esempio semplice: pasta con verdure cotte o crude ben tollerate, olio extravergine d’oliva e una fonte proteica.

Può essere pesce, legumi, uova, pollo, formaggio fresco o un’altra scelta compatibile con gusti, digestione e quadro clinico.

La pasta integrale può essere utile, ma non è obbligatoria per tutti.

In alcune persone con gonfiore, colon irritabile o scarsa tolleranza alle fibre, una pasta normale in porzione corretta e ben abbinata può essere più sostenibile di una pasta integrale che provoca disagio intestinale.


Il ruolo delle fibre, senza fanatismi

Le fibre aiutano perché rallentano l’assorbimento dei carboidrati, aumentano la sazietà e migliorano la qualità complessiva della dieta.

Alcune revisioni mostrano benefici dell’aumento di fibre e cereali integrali sul controllo glicemico, soprattutto nelle persone con prediabete o diabete tipo 2 [5,6].

Ma aumentare le fibre non significa passare da un giorno all’altro a pane integrale, pasta integrale, legumi a pranzo e verdure crude a cena.

Il corpo, e soprattutto l’intestino, hanno bisogno di gradualità.

Chi soffre di gonfiore, sindrome dell’intestino irritabile o stitichezza alternata a diarrea deve essere ancora più cauto.

La fibra giusta, nella quantità giusta, è utile.
La fibra sbagliata, aumentata troppo rapidamente, può peggiorare i sintomi.


Cosa fare nella prima settimana dopo le analisi

Dopo un valore come 125 mg/dL, la prima cosa sensata è parlarne con il medico.

Può essere necessario ripetere l’esame o valutare altri parametri, come emoglobina glicata, curva da carico, insulina, profilo lipidico e pressione, secondo giudizio clinico [1,2].

Nel frattempo, alcune modifiche sono ragionevoli e sicure per molte persone:

  • eliminare le bevande zuccherate;
  • ridurre succhi e alcol;
  • non fare colazioni solo dolci;
  • evitare grandi porzioni di carboidrati da soli;
  • camminare di più;
  • dormire meglio quando possibile;
  • distribuire meglio i pasti.

Anche una camminata dopo i pasti può aiutare la risposta glicemica post-prandiale, soprattutto quando diventa un’abitudine concreta e non una punizione [7].


Quando non aspettare e chiedere una valutazione

Un articolo può orientare, ma non può interpretare le analisi di una persona.

È importante non rimandare il confronto con il medico se la glicemia è ripetutamente alterata, se l’emoglobina glicata è alta, se ci sono sintomi come sete intensa, aumento della diuresi, perdita di peso non spiegata, stanchezza marcata o infezioni ricorrenti.

La prudenza è ancora più importante se esiste già una diagnosi di diabete, se si assumono farmaci ipoglicemizzanti, se si è in gravidanza o se ci sono altre patologie.


Perché il contributo della biologa nutrizionista è importante

Il valore della biologa nutrizionista, in una situazione come questa, non è dire semplicemente “mangia meno zuccheri”.

È tradurre un numero delle analisi in scelte quotidiane:

  • come fare colazione;
  • quanta pasta inserire;
  • quando aumentare le fibre;
  • quali alimenti peggiorano la fame;
  • come evitare restrizioni inutili;
  • come costruire un piano che tenga conto anche di lavoro, famiglia, digestione e preferenze.

Nella sua esperienza a contatto con specialisti in endocrinologia, Sarah Petrelli ha lavorato con persone che arrivavano proprio con questo timore: non sapere più cosa fosse consentito mangiare.

Il percorso nutrizionale serve a togliere confusione, non a sostituire il medico.


Conclusione

Se hai letto “glicemia a digiuno 125” sulle analisi, non ridurre tutto a una domanda secca:

“Posso o non posso mangiare pasta e marmellata?”

La domanda più utile è un’altra:

“Come posso rendere la mia alimentazione più adatta al mio metabolismo, senza trasformarla in una punizione?”

Pasta e marmellata possono avere spazio, ma vanno contestualizzate.

Il dato va discusso con il medico.
Le abitudini vanno corrette con metodo.
E il cambiamento deve essere abbastanza realistico da durare più di due settimane.


Bibliografia

  1. American Diabetes Association Professional Practice Committee for Diabetes. 2026. Diagnosis and Classification of Diabetes: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care, 49(Suppl. 1), S27–S49. DOI: 10.2337/dc26-S002.
    Articolo ufficiale – Diabetes Care
  2. [2] American Diabetes Association. Aggiornato online. Diabetes Diagnosis & Tests. American Diabetes Association.
    Pagina ufficiale – American Diabetes Association
  3. [3] World Health Organization. 2023. Carbohydrate intake for adults and children: WHO guideline. Geneva: World Health Organization. ISBN 978-92-4-007359-3.
    Linee guida ufficiali – WHO
  4. [4] Diabetes UK. Aggiornato online. Carbohydrates and diabetes: What you need to know. Diabetes UK.
    Pagina ufficiale – Diabetes UK
  5. [5] Reynolds AN, Akerman AP, Mann J. 2020. Dietary fibre and whole grains in diabetes management: Systematic review and meta-analyses. PLOS Medicine, 17(3): e1003053. DOI: 10.1371/journal.pmed.1003053.
    Articolo completo – PLOS Medicine
  6. [6] Nitzke D, Czermainski J, Rosa C, Coghetto C, Fernandes SA, Carteri RB. 2024. Increasing dietary fiber intake for type 2 diabetes mellitus management: A systematic review. World Journal of Diabetes, 15(5), 1001–1010. DOI: 10.4239/wjd.v15.i5.1001.
    Articolo completo – World Journal of Diabetes
  7. [7] Kang J, Fardman BM, Ratamess NA, Faigenbaum AD, Bush JA. 2023. Efficacy of Postprandial Exercise in Mitigating Glycemic Responses in Overweight Individuals and Individuals with Obesity and Type 2 Diabetes—A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients, 15(20), 4489. DOI: 10.3390/nu15204489.
    Articolo completo – Nutrients
  8. [8] Knowler WC, Barrett-Connor E, Fowler SE, Hamman RF, Lachin JM, Walker EA, Nathan DM; Diabetes Prevention Program Research Group. 2002. Reduction in the Incidence of Type 2 Diabetes with Lifestyle Intervention or Metformin. New England Journal of Medicine, 346(6), 393–403. DOI: 10.1056/NEJMoa012512.
    Articolo ufficiale – New England Journal of Medicine
  9. [9] Martín-Peláez S, Fitó M, Castaner O. 2020. Mediterranean Diet Effects on Type 2 Diabetes Prevention, Disease Progression, and Related Mechanisms: A Review. Nutrients, 12(8), 2236. DOI: 10.3390/nu12082236.
    Articolo completo – Nutrients
  10. [10] Società Italiana di Diabetologia (SID) / Associazione Medici Diabetologi (AMD). Standard di cura e linee guida per il diabete mellito. SID / AMD.
    Standard di cura e Linee Guida – SID
    Linee guida e raccomandazioni – AMD