Zuccheri e tumore: gli zuccheri alimentano davvero il cancro?
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Dott. Paolo Marra - Senologo e Revisore Scientifico dell'Articolo
Il Dott. Marra è Specializzato in Chirurgia Oncologica con Master in Ecografia ed Ecointerventistica. Ricopre l’incarico di Dirigente Medico presso U. O. C. Chirurgia Generale e Laparoscopica Ospedale “S. Giovanni di Dio” – ASL Na2 – Frattamaggiore (NA). Inoltre, Il dott. Marra è Specializzato in Senologia. E’ autore di oltre 60 pubblicazioni tra abstracts e lavori scientifici nel campo della chirurgia generale, chirurgia oncologica, ecografia ed ecointerventistica, su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Prenota la tua visita senologica con il dott. Marra.
leggi di piùSarah Petrelli - Nutrizionista
Cosa dice davvero la scienza sull’alimentazione durante e dopo il trattamento oncologico? Nell’assistenza oncologica, la nutrizione è spesso circondata da paura, regole rigide e messaggi eccessivamente semplificati. Improvvisamente gli alimenti vengono etichettati come “buoni” o “cattivi”.
Lo zucchero diventa un nemico. Interi gruppi alimentari spariscono da un giorno all’altro.
Ma la biologia del cancro — e la scienza della nutrizione — non funzionano in termini assoluti.
Questo articolo riflette l’ esperienza clinica nel supporto a pazienti e famiglie durante e dopo il trattamento oncologico, lavorando in integrazione con le cure mediche.
Nutrizione in oncologia: sostenere la persona, non combattere la malattia
La nutrizione non cura il cancro.
Non esiste una dieta che possa sostituire il trattamento medico.
Ciò che la nutrizione può fare — e fa in modo molto efficace quando applicata correttamente — è:
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ridurre il rischio di malnutrizione
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preservare la massa muscolare e la forza funzionale
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migliorare la tolleranza a chemioterapia, radioterapia e chirurgia
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adattare l’alimentazione agli effetti collaterali dei trattamenti
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proteggere la qualità della vita
Le linee guida oncologiche moderne sottolineano costantemente che una valutazione nutrizionale precoce e un supporto personalizzato migliorano gli esiti clinici e riducono le complicanze.
L’obiettivo principale è semplice e spesso sottovalutato:
mantenere la persona sufficientemente forte da poter affrontare le cure.
“Il cancro si nutre di zucchero”: perché questa idea persiste — e perché è fuorviante
Se questa convinzione ha influenzato il modo in cui tu o la tua famiglia mangiate durante il trattamento, non siete soli — ed è un aspetto che può essere affrontato in modo sicuro.
Molte cellule tumorali utilizzano in modo preferenziale il glucosio AIRCLo zucchero favorisce la crescita dei tumori? (AIRC),., un fenomeno noto come effetto Warburg PubMedThe Warburg Effect on Cancer Cells Survival: The Role of Sugar Starvation in Cancer Therapy,, revisione che discute l’effetto Warburg, glicolisi e teorie su “starvation” delle cellule tumorali..
Questa osservazione scientifica è stata però semplificata online in un messaggio potente ma fuorviante:
“Se elimini lo zucchero, affami il tumore.”
Le ricerche più recenti raccontano una storia molto più complessa.
Plasticità metabolica: una caratteristica fondamentale del cancro
Uno dei tratti distintivi del cancro è la capacità di adattamento metabolico.
Le cellule tumorali possono riorganizzare il proprio metabolismo quando i nutrienti scarseggiano, passando a fonti energetiche alternative come acidi grassi, amminoacidi o altri substrati.
In termini pratici:
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eliminare i carboidrati non spegne il metabolismo del tumore
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restrizioni dietetiche estreme non “ingannano” il cancro
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la sottoalimentazione può indebolire il paziente molto più di quanto influenzi la malattia
Questo non giustifica un consumo eccessivo di zuccheri.
Significa semplicemente che l’eliminazione rigida dei carboidrati non è una strategia terapeutica in oncologia.
Carboidrati, frutta e fibre: il contesto conta più dell’ideologia
Frutta
La frutta fornisce idratazione, micronutrienti e composti bioattivi.
Per la maggior parte dei pazienti, la frutta rimane appropriata durante e dopo il trattamento.
Possono essere necessarie modifiche temporanee quando:
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è presente mucosite orale
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si verificano sintomi gastrointestinali gravi
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diarrea o nausea limitano la tolleranza
In questi casi, consistenza, porzioni e tempistiche sono più importanti dell’eliminazione.
Fibre
Le fibre svolgono un ruolo protettivo ben documentato nella prevenzione del cancro, in particolare del tumore del colon-retto.
Durante il trattamento attivo, tuttavia, un’elevata assunzione di fibre può peggiorare sintomi come:
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gonfiore
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diarrea
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fastidio addominale
Questo non significa che le fibre siano “cattive”.
Significa che l’apporto di fibre deve essere adattato ai sintomi e alla fase del trattamento, non trattato come una regola fissa.
Le proteine contano — incluse le fonti vegetali
Un adeguato apporto proteico è essenziale per:
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preservare la massa muscolare
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supportare la funzione immunitaria
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migliorare il recupero
Le proteine non devono provenire esclusivamente da fonti animali.
Legumi e proteine vegetali
I legumi e le fonti proteiche vegetali possono essere estremamente utili nella nutrizione oncologica:
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minore carico infiammatorio
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buon profilo di micronutrienti
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formati flessibili
Possono essere inclusi come:
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legumi interi
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pasta di lenticchie o ceci
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farine di legumi
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preparazioni frullate o passate quando l’appetito o la masticazione sono limitati
Sono strumenti, non obblighi, e vanno utilizzati in modo pragmatico.
Acidi grassi omega-3: uno dei nutrienti di supporto più solidi
Tra tutti i nutrienti studiati in oncologia, gli omega-3 PubMedRe-evaluating omega-3 (EPA/DHA) in Cancer Prevention and Management,(EPA e DHA) mostrano alcune delle evidenze di supporto più consistenti.
Le ricerche suggeriscono che possano:
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aiutare a preservare la massa muscolare
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ridurre l’infiammazione sistemica
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supportare l’appetito
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migliorare la tolleranza ai trattamenti in pazienti selezionati
Gli omega-3 non sostituiscono la terapia, ma possono far parte di una strategia nutrizionale mirata, in particolare nei pazienti a rischio di perdita di peso involontaria o cachessia.
L’integrazione va sempre valutata individualmente, considerando il tipo di trattamento e la tolleranza.
Carne rossa, carne lavorata e cancro: cosa dicono davvero le linee guida
Le evidenze più solide collegano le carni lavorate PubMedRed and processed meat and colorectal cancer incidence: meta-analysis of prospective studies PubMed (2007), meta-analisi che conferma l’associazione tra alto consumo di carne rossa e lavorata e rischio di cancro colorettale. a un aumento del rischio di cancro, in particolare del colon-retto.
Per i pazienti con una diagnosi oncologica già in atto:
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le carni lavorate sono generalmente sconsigliate
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il consumo di carne rossa viene solitamente limitato, non eliminato, in base al tipo di tumore, alla fase del trattamento e allo stato nutrizionale
Alcune organizzazioni raccomandano particolare cautela nei tumori ormono-sensibili, ma nessuna linea guida supporta l’eliminazione universale per tutti i pazienti.
Ancora una volta, moderazione e contesto clinico contano più della paura.
Integratori: utili se indicati, problematici se usati di routine
In oncologia, gli integratori non dovrebbero mai sostituire il cibo o le cure mediche — e devono sempre essere valutati caso per caso.
Possono essere appropriati per:
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correggere carenze documentate
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supportare l’apporto nutrizionale quando il cibo non è sufficiente
Possono essere inappropriati quando:
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assunti ad alte dosi senza indicazione
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utilizzati al posto degli alimenti
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interferiscono con i trattamenti in corso
Una nota sulle vitamine del gruppo B
Le vitamine del gruppo B (incluse B12 e folati) sono spesso circondate da confusione.
Le evidenze attuali suggeriscono che:
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correggere le carenze è appropriato e necessario
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livelli ematici elevati sono spesso indicatori di malattia o infiammazione, non promotori della crescita tumorale
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l’integrazione routinaria ad alte dosi senza indicazione clinica non è raccomandata
Quando dovrebbe essere coinvolto un nutrizionista?
Idealmente:
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al momento della diagnosi, soprattutto se è presente perdita di peso
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prima del trattamento, per costruire riserve nutrizionali
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durante il trattamento, per gestire gli effetti collaterali
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dopo il trattamento, per supportare il recupero e la salute a lungo termine
La nutrizione non è un ripensamento.
È parte integrante delle cure di supporto.
Come si applica tutto questo a Dublino e all’Irlanda?
A Dublino, molti pazienti si trovano a gestire:
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programmi di trattamento molto serrati
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ampia esposizione a cibi pronti e di convenienza
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consigli alimentari contrastanti online
L’Irlanda beneficia di un’eccellente assistenza oncologica e di rigorose normative sulla sicurezza alimentare, ma la paura legata alla nutrizione rimane diffusa, in particolare su zucchero, latticini, carne e integratori.
Un approccio personalizzato e basato sull’evidenza — adattato a trattamento, sintomi e stile di vita — è molto più efficace delle regole restrittive prese da internet.
Il messaggio chiave
Non esiste una dieta che “combatte” il cancro.
Esiste una nutrizione di supporto.
L’obiettivo non è la perfezione alimentare.
L’obiettivo è la forza.
Il cibo dovrebbe aiutare i pazienti a mangiare a sufficienza, preservare la massa muscolare, tollerare i trattamenti e proteggere la qualità della vita — non creare paura.
Dott.ssa Sarah Petrelli, Nutrizionista e Coautrice di questo articolo
La Dott.ssa Sarah Petrelli è una dietista con oltre dieci anni di esperienza nel settore della nutrizione. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione Umana presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e sta attualmente arricchendo il proprio percorso professionale frequentando un Master in Nutrizione e Dietetica presso l’Università della British Columbia.
Coordina il team di nutrizionisti del Centro Morra e svolge la propria attività professionale anche a Dublino, offrendo un approccio basato su competenza scientifica, aggiornamento continuo e attenzione personalizzata al paziente.
Dott.ssa Renata Auriemma, Endocrinologa e Coautrice di questo articolo
La Dr.ssa Renata Simona Auriemma è un punto di riferimento nel campo dell’endocrinologia, riconosciuta a livello nazionale e internazionale per la sua competenza e il suo impegno nella cura delle patologie ormonali. Professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, è specializzata in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, con una solida formazione accademica e clinica.
Il consulto via chat consente al paziente di scaricare l’App ufficiale del Centro Morra e di avviare una conversazione diretta e riservata con lo specialista, garantendo continuità assistenziale e facilità di comunicazione.
Fonti
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