Facebook pixel

Carenza di Vitamina D | Tutto Ciò che Bisogna Sapere sulla “Vitamina del Sole”

Carenza di Vitamina D | Tutto Ciò che Bisogna Sapere sulla “Vitamina del Sole”

Perché preoccuparsi della carenza di vitamina D?

Probabilmente avrai già sentito dei benefici di questa vitamina soprattutto per la prevenzione dell’osteoporosi. Recenti studi gettano luce su associazioni meno note, come gli effetti della vitamina D sull’umore e il suo ruolo nella prevenzione di emicranie, patologie respiratorie e disfunzioni ormonali.

Particolarmente importante, poi, è garantire adeguati livelli di vitamina D nella terza età, poiché le persone anziane tendono essere più soggette a carenze.

Ecco cosa ci dicono gli studi scientifici più recenti:

Carenza di Vitamina D: Il Dibattito Scientifico

Metti 10 dottori in una stanza e otterrai 10 opinioni diverse – così recita una vecchia battuta, eppure, quando si tratta della vitamina D, non sembra più uno scherzo. Il dibattito scientifico a proposito di questa vitamina-ormone, nel tempo, si è circondato di pareri diversi e, talvolta contrastanti.

A peggiorare la situazione, come spiega Simone Valesini in un articolo di Wired, c’è stato negli ultimi tempi un eccesso di prescrizioni di integratori di vitamina D, sulla base della constatazione che addirittura l’80% della popolazione adulta italiana presenta un deficit di questa sostanza.

E allora quando preoccuparsi della carenza di vitamina D?

Secondo le Linee Guida del 2018 per la Corretta Prescrizione di Vitamina D

La vitamina D ha diversi effetti extrascheletrici di accertata utilità, ed è stata proposta per il trattamento di svariate condizioni anche diversissime tra loro:

  • Numerosi studi hanno mostrato che bassi livelli di vitamina D correlano con ipertensione arteriosa e aumentato rischio cardio e cerebrovascolare ebm
  • In ambito metabolico, adeguati livelli di vitamina D riducono il rischio di sviluppare insulino-resistenza e diabete mellito tipo 2 ebm.
  • Allo stesso modo la vitamina D sarebbe utile per prevenire complicanze gravidiche e ridurre il rischio di eclampsia e diabete gestazionale.
  • In ambito neurologico, la vitamina D avrebbe effetto neuroprotettivo e antinfiammatorio sul sistema nervoso centrale, risultando utile nella prevenzione del declino cognitivo, nelle demenze e nella depressione ebm.
  • Studi specifici hanno ipotizzato che possa essere utile nella prevenzione di alcuni tumori solidi, in particolare colon-retto, prostata, mammella e ovaio.
  • Altre evidenze suggeriscono che la vitamina D agisca come modulatore dell’immunità, e pertanto possa essere di beneficio in caso di allergie e malattie autoimmuni.
  • Evidenze ancora più solide si hanno poi sul dolore muscolo-scheletrico cronico e sulla fibromialgia, per gli specifici effetti della vitamina D sul tessuto muscolare ebm.

 

Tuttavia, nonostante numerosi studi scientifici abbiano provato i benefici della vitamina D nelle suddette condizioni, non vi sono ancora sufficienti prove che supportino l’utilità di una terapia integrativa per condizioni diverse dagli effetti sul metabolismo osseo e minerale.

Per quanto riguarda l’ipovitaminosi di vitamina D in Italia, le linee guida confermano che “la carenza di vitamina D sia effettivamente molto frequente in Italia, specie negli anziani e nei mesi invernali.

L’inattesa maggiore prevalenza di ipovitaminosi D nei paesi del bacino del Mediterraneo rispetto al nord Europa, notevolmente meno soleggiato, è detto “paradosso scandinavo”.

Ciò è dovuto al fatto che nei paesi del nord Europa si è da tempo introdotta la prassi di fortificare gli alimenti con vitamina D, pratica da noi poco attuata. L’aumento della prevalenza e incidenza di ipovitaminosi D in Italia è in parte dovuto all’invecchiamento della popolazione”

Carenza di vitamina D

Carenza di Vitamina D negli Anziani

Gli anziani sono a maggior rischio di incorrere in una carenza di vitamina D in parte perché, con l’età, la pelle non è in grado di sintetizzare la vitamina D in modo adeguato, in parte perché le persone anziane tendono a trascorrere più tempo in casa e pertanto sono meno esposti alla luce del sole.

I dati italiani, raccolti dalla ricerca degli ultimi 20 anni, confermano l’alta prevalenza di deficit di Vitamina D negli anziani, soprattutto se si considerano alcuni sottogruppi a maggior rischio.

Carenza di Vitamina D in Età Pediatrica

Anche secondo Giuseppe Saggese, Presidente della Conferenza Permanente dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Pediatria la vitamina D non è fondamentale solo per la salute delle ossa:

Nuove evidenze suggeriscono che la vitamina D ha un ruolo positivo in alcune patologie autoimmuni, come il diabete mellito 1 e l’artrite idiopatica giovanile, ma anche nell’asma, nel broncospasmo e nelle infezioni respiratorie ricorrenti.  Alcuni studi hanno messo in luce che i bambini con queste infezioni hanno livelli più bassi di vitamina D e si è visto anche che la vitamina D ne migliora il decorso. Si tratta di letteratura recente ancora oggetto di approfondimento, ma i risultati sono incoraggianti e aprono nuove prospettive di utilizzo della vitamina D.

La Società Italiana di Pediatria (SIP) in collaborazione con la Federazione Medici Pediatri (FIMP) ha pubblicato un importante documento, con tutte le raccomandazioni mirate a prevenire l’ipovitaminosi D in età pediatrica. Secondo il documento:

La carenza di vitamina D interessa tra il 50 e il 70% dei bambini italiani. Insufficiente esposizione solare, stili di vita errati, allattamento esclusivo prolungato al seno, obesità e colore della pelle sono i principali fattori di rischio.

Il Presidente SIPPS, Giuseppe Di Mauro, sostiene nel Consensus Document che,  “I bambini italiani mediamente non arrivano al 50% del fabbisogno giornaliero di calcio. Pediatri e genitori devono incoraggiarli di più a fare colazione con una bella tazza di latte, un’abitudine italiana da difendere”.

Fabbisogno Giornaliero di Vitamina D

In generale, il fabbisogno di vitamina D varia da 1500 UI/ die (adulti sani) a 2.300 UI/die (anziani). Esso può aumentare con l’età, la massa corporea, la massa grassa e l’apporto di calcio. L’alimentazione in Italia fornisce circa 300 UI/die, quindi in caso di scarsa esposizione solare devono essere forniti supplementi per 1.200-2000 UI/die.

In caso di ipovitaminosi, le linee guida suggeriscono il trattamento con 50.000 UI a settimana per 2-3 mesi. 1 UI è l’equivalente biologico di 0,025 mcg di vitamina D.

Carenza di Vitamina D: Il Parere degli Endocrinologi Italiani

Carenza di vitamina D

E allora quando preoccuparsi della carenza di vitamina D?

Di recente, l’Associazione Medici Endocrinologi (AME) ha stilato un documento di sintesi sulle attuali conoscenze in merito ai benefici di questa vitamina e il rischio di carenze ebm.

La diagnosi di ipovitaminosi D si basa sul dosaggio del metabolita intermedio 25-OH vitamina D, che è la forma maggiormente circolante e più facilmente dosabile. I

Il documento AME focalizza però l’attenzione sui livelli circolanti di 25(OH) D inferiori a 20 ng/mL. Al disotto di questa soglia, infatti, aumenta negli adulti la frequenza di:

• iperparatiroidismo secondario, osteomalacia e osteoporosi
• debolezza muscolare, atassia, aumento del rischio di cadute
• rischio di fratture
• compromissione dell’efficacia dei farmaci impiegati contro l’osteoporosi.

Il documento afferma che, in questo caso, bisogna ricorrere agli integratori alimentari di vitamina D, sotto stretto controllo medico.

È importante comunque usare gli integratori alimentari con moderazione, in quanto un’eccessiva produzione di vitamina D nel corpo può essere ugualmente fonte di disturbi come perdita dell’appetito, senso di nausea e vomito ebm.

Screening Vitamina D: Cosa Fare?

Per conoscere i propri livelli di vitamina D, occorre effettuare un prelievo del sangue e misurare tramite analisi di laboratorio i livelli circolanti di 25(OH)D.

  • consulta un endocrinologo per effettuare uno screening e conoscere i tuoi livelli di vitamina D
  • un nutrizionista  ti può guidare nel processo di valutazione dei livelli di vitamina D e suggerire l’alimentazione più adatta per prevenire o sopperire ad eventuali carenze

 

La profilassi con vitamina D è indicata per tutti i neonati per tutto il primo anno di vita, indipendentemente dall’allattamento. Infatti né il latte materno, né quello in formula riescono a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D.

Per raggiungerlo si dovrebbe consumare un litro di latte in formula al giorno, quantità alla quale il bambino arriva solo quando è prossimo allo svezzamento. La profilassi è inoltre raccomandata a tutte le donne in gravidanza o che allattano.

Come Scegliere un Integratore di Vitamina D

La vitamina D3, o colecalciferolo, in formulazione orale, deve essere considerata sempre l’approccio di prima scelta nella popolazione generale ebm.

I soggetti vegetariani stretti o vegani (nei quali è spesso presente un’ipovitaminosi di vario grado) possono ricorrere invece all’ergocalciferolo o vitamina D2, che non è di origine animale.

Vitamina D in Gravidanza

Per le donne in gravidanza si ritiene ottimale una concentrazione di 25(OH)D almeno pari a 40 ng/mL. Per questo motivo, è molto utile sottoporsi allo screening per valutare lo stato vitaminico D sia durante la gravidanza che durante l’allattamento.

Il riscontro di livelli inferiori ai 20 ng/mL (50 nmol/mL) è infatti associato a una maggiore frequenza di comparsa del diabete gestazionale, di neonati piccoli per età gestazionale, di parti pretermine e di asma nella prole.

Le complicazioni citate, infatti, sono meno frequenti nelle gestanti con livelli di 25(OH)D superiori a 40 ng/mL ed è dimostrato che una supplementazione adeguata migliora gli esiti della gravidanza e riduce i casi di asma nella prole, anche se non influisce sul rischio di parto pretermine ebm.

Alimenti Ricchi di Vitamina D

Cibi più ricchi di vitamina D

Esistono due tipi principali di vitamina D. Il primo è la vitamina D3, che si trova nei prodotti di origine animale come il pesce ed è lo stesso tipo che la pelle produce quando viene esposta alla luce solare. Il secondo è la vitamina D2, che proviene da alimenti di origine vegetale, compresi i funghi.

In natura, sono piuttosto pochi gli alimenti che contengono vitamina D. La polpa di pesce grasso (come il salmone, il tonno e lo sgombro) e gli oli di fegato di pesce sono tra le migliori fonti alimentari di Vitamina D. Piccole quantità di vitamina D si trovano anche nel fegato di manzo, nel formaggio e nei tuorli d’uovo. Troviamo la vitamina D in questi alimenti principalmente sotto forma di vitamina D3 e del suo metabolita 25 (OH) D3.

La vitamina D3 è la più efficace per la salute e una meta-analisi del 2012 raccomanda proprio quest’ultima se si debbano assumere integratori alimentari di vitamina D.

Il Verdetto Finale

Per non incorrere in una carenza di vitamina D, ricordiamoci che la possiamo ricavare tre fonti principali: tramite la luce del sole, assumendo alimenti ricchi di questa vitamina oppure ricorrendo agli integratori alimentari. Nei giovani adulti, è stato calcolato che 15 minuti di esposizione di braccia e viso al sole estivo due o tre volte alla settimana, senza protezione solare, equivalgono all’assunzione orale di 25 ng (1000 U.I.) di vitamina D: le vacanze al mare, sommate a 30 minuti quotidiani trascorsi all’aria aperta nelle altre stagioni, sono considerate sufficienti per indurre una sintesi cutanea adeguata. Occhio alla carenza di vitamina D sopratutto per gli anziani, i neonati fino al primo anno di vita, le donne in gravidanza o che allattano e le persone che seguono una dieta vegana!

In tutti questi casi meglio sottoporsi ad uno screening per valutare i propri livelli di vitamina D e chiedere il consiglio del nutrizionista per cambiare il proprio stile di vita in modo adeguato.

 

 

    Vuoi collaborare all'articolo?

    Vuoi apportare il tuo importante contributo all'articolo? Sentiti libero di scrivere il tuo pensiero e ne faremo tesoro.

    Diventa uno 'Specialist

    Articoli correlati