Il Fenomeno della Medicina Difensiva

Veronesi diceva che nella testa e nel cuore del professionista si produce un vulnus che è dannosissimo: sarà libero o no la prossima volta che dovrà ancora affrontare un paziente di pensare solo alla salute di quella persona, o invece penserà al rischio di essere portato di nuovo in tribunale e di vedere aggredito il proprio patrimonio?

Nello stesso istante in cui questo dilemma viene alla mente siamo sconfitti sia come medici, sia come pazienti e come cittadini.

L’onta della denuncia per un professionista

Il rischio di una denuncia per malpractice, anche se si risolve positivamente, è per un professionista una tara pesante, una sorta di “spada di Damocle” che inciderà poi sulla scelta dell’atto medico.

Con questo fenomeno il medico perde la sua indipendenza di giudizio, può agire con ansia e preoccupazione in ogni atto clinico e a quel punto corre veramente il rischio di sbagliare o di esagerare negli esami e accantona la scelta che un domani potrebbe metterlo nei guai, anche se sarebbe la più corretta e appropriata

La Legge Gelli risponde a tono

La legge Gelli redistribuisce in maniera appropriata i pesi delle responsabilità, invertendoli e caricandoli quasi del tutto sulle strutture sanitarie.

Al contempo crea i presupposti per ridurre drasticamente il contenzioso sanitario lavorando sulla gestione degli eventi avversi e sull’alleanza terapeutica medico-paziente. Approfondisci : “La Legge Gelli in breve per i negati del Diritto”

La ratio della nuova riforma sanitaria  parte dal presupposto che l’errore è umano, e che nella carriera professionale il medico può sbagliare, anzi prima o poi un errore lo commette.

Ciò che non è giusto però è che il sistema gli possa compromettere la carriera al primo errore lieve, in assenza di negligenza, imprudenza o dolo.